| Misteri,
leggende e segreti su Suasa |
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La lunga caccia al tesoro nelle viscere di Suasa |
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| Fra
tutte le città scomparse delle Marche «la più
leggendaria e famosa è l'antica Suasa,
cancellata dalla faccia della Terra da un destino spietato e
dagli uomini... la tradizione la vuole poi risorta in quattro
cittadine poste ai vertici di un immaginario quadrato che aveva,
appunto Suasa come centro». |
| Lo
dicono F. Filippetti ed E. Ravaglia nelle pagine della loro
"Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e
alle curiosità delle Marche". E più è
misteriosa la sorte di una città e più misteri
e storie strane si raccontano su di essa. Così è
naturalmente anche per Suasa nel cui sottosuolo,
fra l'altro, «si trovano ancora grotte al centro di numerose
leggende, che in molti hanno cercato di esplorare alla caccia
di reperti o di leggendari tesori custoditi naturalmente dagli
spiriti dei Giganti». Di questi tesori, nella storia di
Suasa ne vengono dati periodicamente anche
annunci che potremmo definire «pubblici». |
| Per
esempio, correva l'anno 1558 quando «sarebbe comparso
nelle contrade di Suasa uno strano personaggio,
misterioso e vestito sontuosamente, che convinse alcuni uomini
del posto a seguirlo in un'impresa che per i locali era sempre
stata tabù: violare la tomba del principe dei Giganti
per impossessarsi del suo tesoro». |
| A
rendere l'atmosfera molto più pregnante sta il fatto
che «era la notte di Natale quando i temerari tentarono
l'impresa». Andò a finire male, molto male, con
«gli sventurati che sentironsi tanto aspramente da duri
ma invisibili flagelli percuotere che rimasero da non conosciuta
infermità per molti anni oppressi». |
| Ma
c'è chi ci riprovò più tardi. Narra infatti
l'erudito Vincenzo Maria Cimarelli, frate domenicano nato a
Corinaldo nel 1585, che «nel mese di marzo del 1608 un
contadino giunse trafelato in paese urlando a squarciagola che
aveva trovato, nel suo terreno, una tomba colma di monete d'oro
e luccicanti gioielli». I più lo ritennro ubriaco
ciucco, ma tale Serbatoli, «incuriosito, decise di assecondare
il villico e si fece accompagnare sul posto». |
| Il
tesoro c'era d'avvero, ma come tentò di toccarlo, Serbatoli
venne sbattuto via da «fortissimo scossone» e quando
nonostante ciò ci riprovò, «alla luce di
una rossa luna l'oro era ancora lì, ma accanto si trovava
uno scheletro di smisurate proporzioni, che si animò
e sfoderò uno spadone». |
| Morale:
«il Serbatoli e il suo amico persero la parola per il
resto dei loro giorni». |
| Questa
storia paurosa la raccontano ancora i vecchi di Suasa,
i quali, da saggi, lasciano che il tesoro misterioso resti dov'è.
Semmai davvero c'è. |
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